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Il casco non basta

15 Lug

Il problema delle morti e degli infortuni sul lavoro è un problema che direttamente o indirettamente potrebbe toccare chiunque.

Le iniziative di sensibilizzazione negli anni si sono moltiplicate, le campagne di comunicazione integrata molto meno. Nell’immaginare che tipo di comunicazione attivare la domanda principale è stata: come riuscire a creare un coinvolgimento emotivo ma anche concreto da parte di tutti i cittadini? Un ulteriore elemento problematico e comunicativo che meritava una riflessione è legato al fatto che nel sensibilizzare gli operai del settore edile sul tema della sicurezza sul lavoro, spesso si fa riferimento all’uso del casco antinfortunistico che, oggi, è divenuto il simbolo di un atteggiamento sicuro sul lavoro. In molti iniziano a pensare che sia sufficiente indossare un casco per non rischiare la vita, perdendo di vista quello che è il vero obiettivo da raggiungere e cioè una maggiore cultura della sicurezza in senso lato. Anche i giornalisti in alcune circostanze, nel raccontare una morte o un incidente sul lavoro, sottolineano che l’operaio è morto o è rimasto infortunato pur indossando il casco evidenziando la stranezza dell’avvenimento. Parole che fanno riflettere e che in certi casi veicolano un messaggio indiretto del tipo: pur indossando il casco l’incidente si è verificato per cui si tratta di una fatalità, doveva accadere. Per far emergere questo problema e per iniziare a veicolare una informazione di impatto comunicativo alto che vada nella direzione opposta abbiamo voluto veicolare un messaggio alternativo, alzare il livello della comunicazione e farlo coinvolgendo l’intera comunità.

Strumenti: – affissioni: abbiamo realizzato dei manifesti di forte impatto e di grande formato. Abbiamo scelto i formati 100×140 e 6×3.comunicazione non convenzionale: gli strumenti di sensibilizzazione sono stati proprio i caschi antinfortunistici, sui quali è stato applicato un adesivo con lo slogan della campagna di comunicazione e sono stati poi consegnati ai commercianti assieme ad una locandina grafica. I caschi sono stati posizionati nelle vetrine, sui manichini delle boutique.

Partendo dal medesimo presupposto: siamo tutti coinvolti, ognuno di noi può fare la differenza nell’affrontare il problema delle morti e degli infortuni sul lavoro abbiamo coinvolto inoltre, per questa comunicazione non convenzionale, anche i locali notturni (bar, pub, pizzerie), e intercettato così una tipologia di interlocutore “giovane” rappresentata in certi casi da ragazzi appena entrati nel mondo del lavoro, in altri casi da ragazzi che non hanno ancora avuto un primo impiego perché studenti o disoccupati. In un caso e nell’altro i giovani rappresentano un interlocutore fondamentale nel comunicare e sensibilizzare sul tema della sicurezza sul lavoro. Abbiamo quindi realizzato un adesivo che, in collaborazione con i gestori dei locali, è stato applicato sullo specchio del bagno e che raffigurava un casco, di dimensioni reali, posizionato ad una altezza media tale da creare l’effetto ottico di indossare il casco in chi si specchia, abbinando a questo effetto il messaggio di sensibilizzazione.

Il claim della campagna: IL CASCO NON BASTA TU PUOI FARE LA DIFFERENZA

Bodycopy: indossare il casco può salvare la vita. Ma non basta, è necessario l’impegno di tutti per creare una vera cultura della sicurezza sul lavoro.

Agenzia: www.cooperativapaz.com
Copy: Matteo Serra
Art: Danilo Scalera
Fotografia: Angelo Scalera

 
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Pubblicato da su 15 luglio, 2010 in Campagne Sociali

 

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