La Regione Toscana ha lanciato in questi giorni una nuova pubblicità sociale che ha scatenato una furibonda polemica. Un neonato con l’etichetta “Homosexual” per far capire che l’inclinazione sessuale non è una scelt, ma una condizione della nascita.
Tantissime sono state le reazioni del mondo politico, sociale e religioso. Io vorrei guardare la cosa con occhi più tecnici e mettere sotto la lente la tecnica narrativa così come avvenuto con la campagna Anorexia di Toscani.
Una campagna contro l’omofobia, e contro la discriminazione in generale è sempre un valore, resta da considerare la scelta del soggetto che promuove la iusess ed in questo caso mi domando se l’uso di un neonato, oltre che far discutere, rappresenta la scelta giusta. Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione. Grazie.
Omosessuali si nasce?
26
ott
5 commenti
Pubblicato da marco valenti su 26 ottobre, 2007 in Campagne Sociali
Etichette: , omosessualità














Marco Bonardelli
26 ottobre, 2007 at 4:23 pm
Purtroppo è vero che l’omosessualità non è una scelta, nel senso che spesso sia l’orientamento sia, ahimè, la crisi di identità sessuale possono essere determinati da eventi negativi, tipo il fatto che la figura genitoriale dell’altro sesso è negativa o un’educazione troppo rigida e moralista all’interno della famiglia.
Io ho una persona a me cara che per colpa di queste cose ha proprio la crisi d’identità sessuale e altri problemi legati a relazionarsi con l’altro sesso.
Spero di non aver fatto osservazioni stupide.
No Pippe
28 ottobre, 2007 at 8:34 am
Scrive Frank Browning in “A Queer Geography (mai pubblicato in Italia) “Omosessualità ed eterosessualità non esistono. Non c’è una identità comune a tutti. Questo modello omosessuale di vita non è una liberazione. E’ una limitazione all’esperienza personale di ciascuno di noi. Io non sono omosessuale 24 ore al giorno. Il rischio oggi è di vivere l’ideologia della vita piuttosto che l’esperienza di vita.” E riprende Bert Archer (in “Il tramonto dei gay e la morte dell’etero”):Bert Archer afferma che ormai le categorie della sessualità dell’essere umano sono più che mai indefinite. Così l’identità e la cultura gay rappresentano una fase storica del percorso umano ma, nello stesso modo del femminismo, sono anche un movimento storico e culturale che prelude a trasformazioni di ben più ampio respiro. uno spessore sempre minore dell’identità omosessuale e anche, come conseguenza inevitabile, la fine dell’identità eterosessuale.”
comunicandoilsociale
29 ottobre, 2007 at 10:26 am
Nessuna osservazione può essere stupida. Il tema del genere sessuale apre considerazioni vastissime che raccolgono questioni religiose, sociali, politiche. Per una volta vorrei trascendere il tema socio-politico per affrontarlo in termini esclusivamente tecnico-comunicativi. Ed allora mi chiedo se la comuicazione, per esempio, adottata in qs manifesto, sia stata efficace.
Federico
3 marzo, 2008 at 11:16 am
Io credo che non sempre le provocazioni sortiscano buoni effetti. Come in questo caso: la campagna è, a mio avviso, di cattivissimo gusto e porta con sè un’idea razzista pari all’ideologia nazi-fascista. Essere omosessuali (sempre che l’omosessualità e l’eterosessualità siano effettivamente condizioni permanenti e non forse delle inclinazioni che mutano grazie ai moti affettivi, ma qui si finirebbe in altri discorsi)non significa nascerci: si nasce con gli occhi chiari o scuri, con tanti o pochi capelli, con la pelle chiara o nera, alti o bassi, grassi e magri, ma non si nasce eterosessuali o omosessuali. L’identità sessuale è qualcosa che si acquisisce e si sperimenta col tempo e grazie a innumerevoli fattori (ambiente, cultura, educazione, rapporto con i genitori, con i pari, ecc… ecc…), tanto quanto l’essere eterosessuali, machisti, sciupafemmine,ecc. Non credo proprio che la natura c’entri qualcosa, o per lo meno non così tanto da indurre l’ostetrica a mettere il braccialetto al neonato con la scritta Homosexual. Certo, è una provocazione, me ne rendo conto. Ma credo però che un tema ancora tanto controverso e dibattuto, come l’omosessualità, abbia bisogno di ben altre campagne, che inducano a sensibilizzare e a normalizzare (nel senso di equiparare omo ed etero – e bisex e transgender e trans…) le varie identità sessuali, non a porre confini e paletti. Questa campagna, a mio avviso, pone un enorme paletto.
marco valenti
3 marzo, 2008 at 1:47 pm
Ciao Federico,
il tuo contributo arrichisce la discussione ampia su questa campagna. Come già dichiarato con questo blog non ho voluto e non voglio esprimere giudizi sull’omosessualità, ma sulla capacità delle campagne di affrontare il tema dell’omosessualità. Sono concorde con te sul fatto che questa provocazione, che soffre il condizionamento immaturo di Toscani, non raggiunga il suo scopo anzi vuole forzare un associazione che così come è posta non si comprende. Concorde invece nel contenuto che solleva il serio problema della discrimizione sui generi sessuali che meriterebbe ben altri contributi. Mi chiedo allora se valga il comune dire, basta che se ne parli. Per me, no.